• spettro
  • fibre
  • Fotolia 132252315 XS
  • malta storica
  • molecule
  • agglomerato
  • stabilizzanti uv
  • laminato accoppiato
  • sitomicro
  • microanalisi
  • Consulting
  • Polymers
  • Training
  • Failure Analysis
  • Characterization
  • Materials Science
  • Spectroscopy
  • Additives
  • Research
  • Analysis

LA PLASTICA INQUINA?

Leggici su polimerica: https://www.polimerica.it/index.asp

La risposta è: ‘dipende’. Per questo un fisico, come me, non trova mai lavoro; perché risponde sempre: ‘dipende’, anche se è la risposta giusta.

A parte gli scherzi, per rispondere seriamente alla domanda dovremmo definire i termini ‘plastica’ e ‘inquinamento’ e quindi dettagliare ogni caso specifico, considerando ogni singolo prodotto in tutta la sua storia, dalla produzione, all’uso, al riciclo, allo smaltimento e valutando “i pro e i contro” della sua natura di materiale a base polimerica prodotto dall’uomo.

Si possono fare esempi infiniti di quanto le materie plastiche abbiano contribuito a diminuire l’inquinamento e abbiano consentito applicazioni non raggiungibili da altri materiali.

Penso alla finta pelle, penso alle siringhe monouso, alle sacche per il sangue e ai cateteri, ai teli per le serre, alle tubazioni per l’acqua potabile, e ne dimentico molte altre: tutte applicazioni che hanno portato enormi vantaggi, riducendo l’inquinamento, evitando incendi,  salvando letteralmente migliaia di vite umane.

Allora qual è il problema?

Due sostanzialmente: un problema di immagine e un problema di uso scorretto o abuso. Problemi che si risolvono nell’unico modo possibile: con l’intelligenza.

Inquina di più un’idiota che lascia una bottiglia di plastica in un prato o un idiota che in via Washington mi sorpassa con un SUV diesel di 2 tonnellate a 90 all’ora per poi fermarsi e riaccelerare davanti a me a ogni semaforo emettendo una quantità enorme di veleni che si respireranno soprattutto i bambini in carrozzina sul marciapiede?

Un problema di immagine, la plastica si vede, per fortuna, altre cose talvolta sono meno visibili.

Ma anche lo spreco, la scarsa conoscenza delle possibilità di riciclo, la nostra pigrizia mentale, contribuiscono ad aumentare l’impatto ambientale dei materiali che utilizziamo, non solo di plastica.

A un consumatore cosa direi? Di non fermarsi alle apparenze, di usare meno e meglio e quando possibile di ri-usare.

A un produttore cosa direi? Di spingere la ricerca e la progettazione nella direzione del ri-uso e del riciclo.

Un oggetto ideale, qualunque esso sia , dovrebbe poter assolvere al suo scopo mantenendo tutte le caratteristiche desiderate per il tempo di utilizzo. Il materiale di cui è costituito dovrebbe quindi poter essere riciclato per lo stesso scopo o per altri scopi e alla fine del ciclo di vita biodegradarsi in tempi rapidissimi, tendenti allo zero.

L’idealità non esiste, ma la via per migliorare c’è, si chiama RICERCA.

di: Maurizio Veronelli